F I L O S O F I A
U T I L I T A R I S T A

 

JEREMY BENTHAM

Jeremy Bentham

Otteneva giovanissimo nel 1764 il diploma in lettere. Nessuno a quest’età lo aveva raggiunto. Ma per ottenerlo, pur riluttante poiché considerava questo un atto di disonestà intellettuale, prestava giuramento alla professione di fede e di disciplina contenuta nei Trentanove Articoli della chiesa anglicana; infatti, comprendeva che se non avesse fatto questo giuramento, non avrebbe potuto ricevere il suo diploma. Ciò avrebbe distrutto i rapporti con il padre che si aspettava da lui una brillante carriera, forse anche quella che lo avrebbe potuto portare all’apice della società, cioè a diventare Grande Cancelliere d’Inghilterra. Rimpiangerà tutta la sua vita di aver fatto questo giuramento e, 50 anni più tardi, commenterà: "per forza di cose mi sono trovato obbligato ad agire così, ma ciò mi ha lasciato un'impronta tale che non mi lascerà se non con la morte". Come si vede tale episodio lascerà in lui per tutta la vita una traccia negativa di un rimprovero forse ingiusto perché non gli fa tenere conto di avere avuto a quell’epoca soltanto 16 anni. Ma gli lascia anche un amaro scetticismo nei confronti delle convinzioni religiose.

Il 1769, come dice lui stesso "è uno degli anni più interessanti". Infatti è in quell’anno che lui scopre la sua ragione d’esistere e la sua missione su questa terra. Tutti i cocci sparsi della sua vita si ricompongono. Le riflessioni da lui fatte riguardo a questo periodo rivelano interessi diversi da quelli che ha nutrito precedentemente. I suoi interessi si rivolgono a Montesquieu, Helvétius, Beccaria, Voltaire, a personalità associate all’illuminismo, ovviamente anche a quello inglese, cioè a David Hume, David Hartley, Joseph Priestley. Attraverso tutte queste figure intellettuali, prominenti nel campo della filosofia e del radicalismo politico, egli arriva a mettere insieme tutti quegli elementi che servono a costituire la sua versione del principio di utilità.

Fra la fine del 1770 e l'inizio del 1780, Bentham sviluppa quella nozione di scienza della legislazione, fondata sul principio di utilità che è presente nella sua: Introduzione ai principi della morale e della legislazione. In questo lavoro, sostiene che il vero fine di ogni governo è la felicità della comunità. Comincia a sviluppare anche la sua teoria sulle condanne in relazione ad una classificazione dettagliata dei reati. Trae la sua ispirazione dal lavoro di Cesare Beccaria per quanto riguarda l'importanza della dissuasione, la proporzionalità e la certezza della condanna. Nel tradurre in termini utilitaristi il pensiero di Beccaria sostiene che il legislatore, quando condanna un'azione, dovrebbe tenere in conto tanto i "benefici" del criminale quanto i "danni" di cui la comunità è vittima a causa di quel reato.
Nell’attendere al suo Introduzione ai principi della morale e della legislazione, prende coscienza del fatto che prima di redigere un codice o una raccolta di leggi occorra definire la nozione di legge. Ciò lo porta a redigere il suo Delle leggi in generale, ove dimostra che una legge è l'espressione della sovranità incarnata in una sola persona, in un'assemblea, o in entrambe. Ad esse la comunità obbedisce. Perciò il mezzo più efficace di promuovere la felicità della comunità consiste nell'introduzione di un codice completo di leggi, o un "pannomion" come lui lo definisce. Tale codice sarebbe "comprensivo" e "giustificato", logico e completo, poiché tutti i termini utilizzati sarebbero definiti chiaramente ed ogni disposizione sarebbe giustificata riferendosi al principio di utilità. (Vedi J. Bentham: Bentham: A guide for the Perplexed, di Philip Schofield, Professore di storia di pensiero legale e politico, University College London, Direttore del Bentham Project, ed editore socio del giornale Utilitas).

Certamente i filosofi che condividono questa visione sulla funzione propria alle istituzioni sociali, come la legge e la moralità, possono avere pareri differenti per quanto riguarda i metodi migliori di raggiungerla. Infatti, anche se, come dice Aristotele, si crede comunemente che la felicità sia il movente, tuttavia esiste un considerevole disaccordo riguardo a ciò che viene considerata la felicità. Per Bentham invece la risposta è semplice: la felicità consiste nel piacere e nell'assenza di dolore. Il valore, o il disvalore, di un piacere o di un dolore, dipendono solamente dalla intensità e della durata, così può, almeno in principio, essere valutato quantitativamente ed esattamente come segue:

  1. Il bene (la felicità) di una società è la somma della felicità degli individui facenti parte di questa società.
  2. Lo scopo della morale è di promuovere il bene e la felicità della società.
  3. Un principio morale è ideale se, e solamente se, la sua conformità universale massimizzasse il bene e la felicità della società.
  4. La conformità Universale al principio di utilità (“agire sempre per massimizzare nettamente l'equilibrio totale dei piaceri sui dolori”) massimizzerebbe il bene e la felicità della società.

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Dunque, il principio di utilità è il principio morale ideale.

(Vedi The Classical Utilitarians: Bentham and Mill, autore,: John Troyer, Professore di Filosofia all'università del Connecticut).

 

Estratti di Introduzione ai principi della Morale e della Legislazione di Bentham:

CHAPTER I

Nature has placed mankind under the governance of two sovereign masters, pain and pleasure. It is for them alone to point out what we ought to do, as well as to determine what we shall do. On the one hand the standard of right and wrong, on the other the chain of causes and effects, are fastened to their throne. They govern us in all we do, in all we say, in all we think: every effort we can make to throw off our subjection, will serve but to demonstrate and confirm it. In words a man may pretend to abjure their empire: but in reality he will remain subject to it all the while. The principle of utility recognises this subjection, and assumes it for the foundation of that system, the object of which is to rear the fabric of felicity by the hands of reason and of law. System which attempt to question it, deal in sounds instead of sense, in caprice instead of reason, in darkness instead of light.

CAPITOLO I

La natura ha posto l'essere umano sotto la tutela di due sovrani signori, il dolore ed il piacere. È soltanto in virtù di essi che noi selezioniamo ciò che dovremmo fare, e che del pari determiniamo cosa faremo. Al trono di questi sono legati, da un lato la misura di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato, da un altro lato la catena delle cause e degli effetti. Essi ci governano in tutto ciò che facciamo, che diciamo e che pensiamo: ogni sforzo fatto per sbarazzarci da questa sottomissione, serve solamente a dimostrare e confermare ciò. Con le parole un uomo può ostentare di respingere il loro dominio: ma in realtà egli resterà sottomesso ad esso per sempre. Il principio di utilità riconosce tale soggezione, e la fa propria per porla alle basi del proprio sistema, lo scopo del quale è quello di produrre la fabbrica della felicità usando gli strumenti della ragione e della legge. Un sistema il quale provasse a metterlo in dubbio, parlerebbe a vanvera, sottomesso ai capricci piuttosto che alla ragione, all'oscurità piuttosto che alla luce.

 

CHAPTER IV

Value of a Lot of Pleasure or Pain, How to be Measured.
Come misurare il valore di una quantità di piacere o di dolore.

I. Pleasure then, and the avoidance of pains, are the ends which the legislator has in view: it behoves him therefore to understand their value. Pleasures and pains are the instruments he has to work with: it behoves him therefore to understand their force, which is again in other words, their value.

I. Quindi il piacere e l’evitare il dolore, sono i fini che il legislatore non deve perdere di vista: così tocca a lui comprenderne il valore. I piaceri ed i dolori sono gli strumenti con cui deve lavorare: così tocca a lui comprenderne la forza, in ciò, in altre parole, sta il loro valore.

II. To a person considered by himself, the value of a pleasure or pain considered by itself, will be greater or less, according to the four following circumstances:

  1. Its intensity.
  2. Its duration.
  3. Its certainty or uncertainty.
  4. Its propinquity or remoteness.

II. Per una persona che considera da sé stessa, il valore di un piacere o di un dolore in sé stesso,sarà più o meno grande, in relazione a queste quattro circostanze:

1.   La sua intensità.
2.   La sua durata.
3.   La sua certezza o incertezza.
4.   La sua vicinanza o distanza.

III. – These are the circumstances which are to be considered in estimating a pleasure or a pain considered each of them by itself. But when the value of any pleasure or pain is considered for the purpose of estimating the tendency of any act by which it is produced, there are two other circumstances  to be taken into account, these are,

  1. Its fecundity or the chance it has of being followed by sensations of the same kind: that is, pleasures, if it be a pleasure: pains, if it be a pain.
  2. Its purity, or the chance it has of not being followed by sensations of opposite kind: that is, pains, if it be a pleasure, pleasures, if it be a pain.

These two last, however, are in strictness and scarcely to be deemed properties of the pleasure or the pain itself; they are not, therefore, in strictness to be taken into the account of the value of that pleasure or that pain. They are in strictness to be deemed in properties only of the act, or other event, by which such pleasure or pain has been produced; and accordingly are only to be taken into the account of the tendency of such act or such event.

III. – Queste sono le circostanze che devono essere prese in considerazione nel valutare un piacere o un dolore in sé. Ma quando il valore di un qualsiasi piacere o dolore è considerato con l’intento di valutare la tendenza di una qualsiasi azione da cui esso è prodotto, vi sono altre due circostanze da prendere in considerazione, esse sono,

  1. La sua fecondità o la possibilità che esso sia seguito da sensazioni dello stesso tipo; cioè, piaceri, se si tratta di piacere; dolori, se si tratta di dolore.
  2. La sua purezza, o la possibilità che esso non sia seguito da sensazioni di tipo opposto; cioè, dolori, se si tratta di piacere; piaceri, se si tratta di dolore.

Queste ultime due, tuttavia, non sono in senso stretto da essere considerate proprietà del piacere o del dolore in sé, esse quindi non devono essere prese in considerazione nel valore di quel piacere o di quel dolore. Devono essere considerate in senso stretto solamente come proprietà dell'azione, o di qualsiasi altro evento a causa del quale tale piacere o dolore è stato prodotto; quindi devono essere prese in considerazione solo in riferimento alla tendenza di tale azione o di tale evento.

IV. – To a number of persons, with reference to each of whom the value of a pleasure or a pain is considered, it will be greater or less, according to seven circumstances: to wit, the six preceding ones; viz.

  1. Its intensity.
  2. Its duration.
  3. Its certainty or uncertainty.
  4. Its propinquity or remoteness.
  5. Its fecundity.
  6. Its purity.

And one other; to wit:

  1. Its extent; that is, the number of persons to whom it extends; or (in other words) who are affected by it.

IV. – Rispetto a un numero di persone, in riferimento a ciascuna delle quali il valore di un piacere o di un dolore è considerato, esso sarà maggiore o minore in relazione a sette circostanze; cioè, le seguenti sei:

1.   La sua intensità.
2.   La sua durata.
3.   La sua certezza o incertezza.
4.   La sua vicinanza o distanza.
5.   La sua fecondità.
6.   La sua purezza.

Più un’altra:

7.   La sua estensione; cioè il numero delle persone alle quali si estende; o (in altri termini) che sono influenzate da esso.

V. To take an exact account then the general tendency of any act, by which the interests of a community are affected, proceeds as follows. Begin with any one person of those whose interests seem most immediately to be affected by it: and take an account,

  1. Of the value of each distinguishable pleasure which appears to be produced by it in the first instance.
  2. Of the value of each pain which appears to be produced by it in the first instance.
  3. Of the value of each pleasure which appears to be produced by it after the first. This constitutes the fecundity of the first pleasure and the impurity of the first pain.
  4. Of the value of each pain which appears to be produced by it after the first. This constitutes the fecundity of the first pain, and the impurity of the first pleasure.
  5. Sum up all the values of all the pleasures on the one side, and those of all the pains on the other. The balance, if it be on the side of pleasure, will give the good tendency of act upon the whole, with respect to the interests of that individual person; if on the side of pain, the bad tendency of it upon the whole.
  6. Take an account of the number of persons whose interests appear to be concerned; and repeat the above process with respect to each. Sum up the numbers expressive of the degrees of good tendency, which the act has, with respect to each individual, in regard to whom the tendency of it is good upon the whole: do this again with respect to each individual, in regard to whom the tendency of it is good upon the whole: do this again with respect to each individual, in regard to whom the tendency of it is bad upon the whole. Take the balance; which, if on the side of pleasure, will give the general good tendency of the act, with respect to the total number or community of individuals concerned; if on the side of pain, the general evil tendency, with respect to the same community.

V. Dunque per tenere conto in maniera esatta della tendenza generale di una qualsiasi azione, che influenza gli interessi di una comunità, procediamo così. Cominciamo con una qualsiasi persona, gli interessi della quale sembrano essere stati più da vicino influenzati da essa: e teniamo conto:

  1. Del valore di ogni piacere distinguibile che sembri essere stato da essa prodotto al primo impatto.
  2. Del valore di ogni dolore che sembri essere stato prodotto da essa al primo impatto.
  3. Del valore di ogni piacere che sembri essere stato prodotto da essa dopo il primo impatto. Ciò costituisce la fecondità del primo piacere e l'impurità del primo dolore.
  4. Del valore di ogni dolore che sembri essere stato prodotto da essa dopo il primo impatto. Ciò costituisce la fecondità del primo dolore e l'impurità del primo piacere.
  5. Sommiamo tutti i valori di tutti i piaceri, da una parte, e, da un’altra parte, quelli di tutti i dolori. Se l’equilibrio pende dal lato del piacere, ci mostrerà nell’insieme, rispetto agli interessi della persona individuale, la buona tendenza dell'azione; se l’equilibrio pende dal lato del dolore, ci mostrerà nell’insieme, la cattiva tendenza dell'azione.
  6. Del numero di persone gli interessi dei quali sembra siano toccati; e ripetiamo il processo suddetto in relazione ad ognuno. Facciamo la somma del numero di quelle persone che hanno espresso dei livelli di una buona tendenza, che l’azione ha, in relazione a ciascun individuo, in riferimento al quale la tendenza di essa, nel suo insieme, è buona; ripetiamo questa operazione in riferimento a ciascun individuo, in relazione al quale la tendenza di essa nel suo insieme è buona; ripetiamo questa operazione in riferimento a ciascun individuo, in relazione al quale la tendenza di essa nel suo insieme è cattiva. Osserviamo dove pende l’ago della bilancia; se pende dal lato del piacere, ci testimonierà in generale una buona tendenza dell’azione, in riferimento al numero totale o alla comunità di individui implicati; se viceversa pende dal lato del dolore, ci testimonierà in generale una cattiva tendenza dell’azione, in riferimento a tale comunità.

 

VI. It is not to be expected that this process should be strictly pursued previously to every moral judgement, or to every legislative of judicial operation. It may, however, be always kept in view: and as near as the process actually pursued on these occasions approaches to it, so near will such process approach to the character of an exact one.

VI. Non ci si deve aspettare che questo procedimento debba essere strettamente perseguito preventivamente in ogni giudizio morale, o in ogni operazione legislativa o giudiziaria. Tuttavia, può essere sempre tenuto d’occhio e in forma sempre più ravvicinata nella misura in cui il procedimento avanza, in tali casi si avvicina ad esso, così nella misura in cui il procedimento s’avvicina ad avere il carattere dell’esattezza.

VII. The same process is alike applicable to pleasure and pain, in whatever shape they appear: and by whatever denomination they are distinguished: to pleasure, whether it be called good (which is properly the cause or instrument of pleasure) or profit (which is distant pleasure, or the cause or instrument of distant pleasure), or convenience, benefit, emolument, happiness, and so forth: to pain, whether it be called evil, (which corresponds to good) or mischief, or inconvenience , or disadvantage, or loss, or unhappiness, and so forth.

VII. Lo stesso procedimento è similmente applicabile al piacere e al dolore, in qualsiasi forma essi compaiono e con qualsiasi definizione essi vengono distinti: per quanto riguarda il piacere, venga esso chiamato bene (che opportunamente è la causa o lo strumento del piacere), oppure profitto (che è un piacere distante, ovvero la causa o lo strumento di un piacere distante), o convenienza, o vantaggio, beneficio, ricompensa, felicità, ecc.; per quanto riguarda il dolore, venga esso chiamato male, (che viene contrapposto al bene), o malvagità, o disagio, o svantaggio, o perdita, o infelicità, ecc.

VIII. Nor is this a novel and unwarranted, any more than it is a useless theory. In all this there is nothing but what the practice of mankind, whosesoever they have a clear view of their own interest, is perfectly conformable too. An article of property an estate in land, for instance, is valuable, on what account? On account of the pleasures of all kinds which it enables a man to produce, and what comes to the same thing the pains of all kinds which it enables him to avert. But the value of such an article of property is universally understood to rise or fall according to the length or shortness of the time which a man has in it: the certainty or uncertainty of its coming into possession: and the nearness or remoteness of the time at which, if at all, it is to come into possession. As to the intensity of the pleasure which a man may derive from it, this is never thought of, because it depends upon the use which each particular person may come to make of it; which cannot be estimated till the particular pleasures he may come to derive from it, or the particular pains he may come to exclude by means of it, are brought to view. For the same reason, neither does he think of the fecundity or purity of those pleasures.

Thus much for pleasure and pain, happiness and unhappiness, in general.

VIII. Essa non è né una fola arbitraria, né una teoria inutile. Essa è conforme a ciò che pratica l’umanità, ovunque essa si trovi nella misura in cui ha però una chiara visione dei propri interessi. Un bene di proprietà, o un patrimonio terriero, per esempio, hanno un valore, ma su quale base? In base ai piaceri di ogni tipo che esso può produrre nell’uomo, e corrispondentemente in base ai dolori di ogni genere che esso consenta all’uomo di evitare. Ma il valore di tale bene di proprietà è riconosciuto da tutti come possa salire o scendere in riferimento alla lunghezza o alla brevità del tempo in cui l’uomo ce l’ha in godimento; la certezza o l'incertezza del venirne in possesso; e la vicinanza o la distanza del tempo in cui, ammesso che ne pervenga, ne venga in possesso. Per quanto riguarda l'intensità del piacere che un uomo possa far scaturire da esso, non impensierisce poiché essa dipende dall'uso che ciascuna persona particolare può trarre da esso, essa non può essere valutata fino a quando i piaceri particolari che lui potrebbe far derivare da esso, oppure i particolari dolori che lui potrebbe evitare grazie ad esso, non si verifichino. Per la stessa ragione lui non pensa nemmeno né alla fecondità, né alla purezza di tali piaceri.

            Così, quanto abbiamo detto riguarda il piacere e il dolore, la felicità e l’infelicità in generale.

 

Bnetham's remains

Bibliografia

Interview of Prof. Philipp Schoffield on Philosophy Bites
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